Barbara ha saputo guardare oltre

di Elda Fainella - Il giorno 17 marzo 2011 si è avviato l’anno delle celebrazioni per i “ 150 anni dell’Unità d’Italia” e sabato 19 marzo presso il Comune di Assisi è stata conferita a Barbara Micarelli la cittadinanza onoraria.

Barbara Micarelli, della quale nel 2009 si è ricordato il primo centenario della morte, nacque a Sulmona da genitori aquilani, di Poggio Santa Maria, è la fondatrice delle Suore Francescane di Gesù Bambino, ordine che oggi è presente con le sue Missioni in tutto il mondo. Barbara Micarelli, nata a Sulmona il 3 dicembre del 1845, frequentò la scuola delle Maestre Pie del Bambin Gesù dell’Aquila insieme con la sorella Carmela ed ebbe modo di formarsi in una comunità familiare attenta all’educazione dei figli e profondamente devota. La frequentazione delle Suore la aiutò ad imparare non solo a leggere, a scrivere e a far di conto, ma le permise di conoscere le principali nozioni della Bibbia e di recitare le preghiere in latino. All’età di vent’anni superò una terribile e misteriosa malattia ed è attraverso tale sofferenza che Barbara incominciò ad avere “ una visione chiara e precisa” di quello che avrebbe dovuto fare. La sofferenza, sorretta sempre da un coraggio particolare, la introdusse nelle vie della volontà del Signore, che Le chiedeva di “consacrarsi al bene dei miseri, degli orfani, degli abbandonati” e divenire “madre spirituale di anime col creare un istituto di suore” che lavorino con Lei nella Chiesa di Dio (Scritto 4).

Barbara Micarelli, come altre donne nella storia della seconda metà del 1800, sante, scrittrici, poetesse aveva capito che prendersi curaaiutando le fanciulle ad uscire dall’ignoranza, avrebbe riformato la famiglia e la società. L’impegno femminile, infatti, andava ad occupare lo spazio vuoto tra il pubblico e il privato. E’ per questo motivo che nell’800 le donne chiesero di poter insegnare e che l’istruzione venisse affidata a loro.

L’ignoranza per le fanciulle del quartiere era una difficoltà in più. Tirarle via dalla strada per far loro acquisire una maggiore consapevolezza di sé, cogliere i segni della cittadinanza nonostante i diritti non concessi, prendersi cura dell’altro dava e dà senso al vivere con gli altri, è un valore comunitario che aggrega e che si fonda sull’etica dello sguardo. Barbara Micarelli sapeva vedere e dallo sguardo scaturiva la responsabilità del fare.

I tempi in cui visse ed operò erano i tempi tormentati, che vanno dalla fine della monarchia napoletana agli anni che videro il consolidamento dell’Unità d’Italia, quelli in cui l’Aquila, non più città di confine, ed altre realtà dell’Abruzzo, rimasero tagliate dalle grandi vie di comunicazione, penalizzate dalla scomparsa della transumanza, dalle attività ad essa connesse, con la conseguente caduta dell’economia locale. In particolare le condizioni di vita della maggior parte della popolazione aquilana e non solo, erano difficili: miseria e sfruttamento, crescita demografica, mobilità sociale e geografica della popolazione (regionale, continentale e mondiale); conseguenti problemi sociali e pastorali, emergenza e riscatto sociale dei ceti popolari; istruzione e qualificazione professionale scarse erano le parole che ricorrevano negli scritti e nei discorsi dei politici dell’epoca. Tutto ciò in netto contrasto con quella parte di popolazione che continuava a vivere nell’agiatezza ed aveva facile accesso alle opportunità culturali che la città offriva.

E nell’Italia di allora emerse la figura di Barbara;

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la storia ci insegna che dalle grandi crisi epocali si esce grazie a qualcuno che ha saputo guardare oltre, ha saputo vedere il nuovo. In un articolo del 31 marzo 1889, nell’annunciare l’apertura di una delle tante scuole che la Madre aprì, fu scritto: “Questa scuola è diretta a congiungere in bella armonia religione e civiltà, per via di una istruzione religiosa letteraria, quale è richiesta dai nostri tempi”.

La conoscenza della situazione culturale ed economica del suo tempo la Madre la sviluppò in situazione, vivendo tra la gente e accanto alla gente, incontrandola per fare sue le sofferenze degli altri e per renderle con la preghiera e con l’aiuto un po’ meno pesanti. Barbara rispose alla chiamata del Signore da donna coraggiosa, prima ancora che da consacrata, a volte sola alla guida di un timone di una barca alla deriva.

“La Regola osservata dalla Comunità religiosa fu fondata su quattro voti Carità, Ubbidienza, Povertà e Castità ed aveva per fine l’Adorazione del SS.Sacramento, l’educazione delle fanciulle, specie povere, e la visita agli infermi” (lett.2 del 16 gennaio 1879 a una giovane). Tutta l’attività educativa fu prevalentemente pratica e centrata sulla comprensione dell’altro, sulla corresponsabilità, sull’impegno, sulla convivenza, che Lei chiamava Fraternità. La sua pedagogia pratica non ebbe bisogno di affermare principi, li mise molto più semplicemente in pratica; attivò percorsi da realizzare chiamando gli altri per non farli sentire soli, comprese accoglienza dell'altro che le situazioni vissute dall’altro non sono distanti dal nostro vivere, scrutò nei cuori e soffrì per le tante sofferenze di cui si fece carico. E’ sul rapporto religiose-laici, sulla necessità di dare ampio spazio all’accoglienza dell’altro che poggia il suo progetto educativo ispirato alla “casa di Nazareth, casa di pace, di preghiera, di semplicità, di fede, di carità, di unione con Dio, di vera povertà” (Lett.44).

E come non ritrovare nel progetto di quei tempi analogie e segni dei nostri tempi?

Penso alle famiglie assenti nell’educazione dei figli, paghe di assicurare i beni materiali, spesso al di là del necessario. solitudine_bambiniPenso alle famiglie abdicanti che reputano che l’educazione dei figli sia compito della società e moltiplicano all’inverosimile gl’ impegni dei figli, credendo in tal modo di fare il loro bene. Penso alle famiglie esigenti che centrano l’educazione dei figli in modo individualistico e solo in rapporto al successo.

Oggi come allora, anche se le condizioni economiche sono notevolmente diverse, sappiamo che l’emergenza educativa è una realtà preoccupante: i giovani di quei tempi e i giovani di oggi hanno “soprattutto” bisogno di essere provocati o aiutati da qualcosa di diverso da loro, di oggettivo, da qualcosa che, come ha suggerito Guardini, “li incontra” e che rende percepibile la coscienza della corrispondenza ”del fatto in cui ci si imbatte e il significato che assume nella propria esistenza”: hanno bisogno di incontrare “una coscienza anticipante” e cioè qualcosa/qualcuno che gli testimoniano in modo attivo fatti ed esperienze importanti.

relazioniBarbara per rispondere a quella emergenza istituì scuole in varie località abruzzesi; di fatto attivò una rete di relazioni reciprocamente sussidiaria.

La relazione tra la casa, metafora per indicare la famiglia, il nido, e la strada, metafora per indicare un non luogo, nel progetto educativo micarelliano assunsero una struttura colloquiale, in un continuo scambio di ruoli.

Una sfida difficile e impegnativa che la Madre affrontò anche andando contro le istituzioni religiose. Ripercorrendo i suoi scritti si comprende che il suo carisma è centrato su una vita religiosa di azione oltre che di contemplazione: come conciliare la povertà francescana con la carità fattiva, costruttiva, quella che oltre che farsi amore per l’altro, è annuncio promozione umanadi speranza e di salvezza, è gesto concreto di promozione umana e sociale della persona, tentativo di trasformazione qualitativa della vita, contenimento della miseria morale e materiale. Per far ciò si deve riflettere sull’idea di servizio che è centrale nella visione della Madre. Nella lett.23 dice “Siamo povere e facciamo da povere”; una povertà che si associa al coraggio e alla consapevolezza che il servizio deve essere realizzato al meglio e sempre più adeguato alla domanda di bisogno posta dall’altro.

E’ dalla conoscenza di queste figure carismatiche che risposero alla domanda di bisogno facendo nascere le “case”, che erano e sono luoghi di preghiera e di condivisione del carisma, oltre che luoghi di riferimento per la formazione e l’educazione, che si possono trarre indicazioni di percorsi che alle case e alle strade aggregano altri luoghi dove i significati dell’educare entrano con la forza della carità.

La comunità educativa di spiritualità francescana, rafforzata e sostenuta dalle indicazioni della ricerca antropologica contemporanea, continua oggi a parlare a tutti e le parole di Barbara offrono contenuti educativi in una dimensione sociale aperta a realtà umane molto diverse.